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Fed ed Evergrande, il punto in sintesi

Federal Reserve ed Evergrande sono tra le principali questioni che hanno, in questa settimana che si è appena conclusa, catalizzato l’attenzione dei mercati.

Nel primo caso, si attendeva la riunione del FOMC di settembre per avere qualche indicazione in più in merito al tapering (la riduzione di acquisti straordinari di Titoli di Stato da 120 miliardi di dollari) e al rialzo dei tassi. Per il tapering, probabilmente, le operazioni partiranno entro la fine di quest’anno. Per il rialzo dei tassi, possiamo credere che un primo avverrà già il prossimo anno.

Su China Evergrande, sono emerse con veemenza tutte le difficoltà finanziarie in cui versa il più grande gruppo cinese del settore immobiliare e tutte le possibili conseguenze collegate ad un suo collasso.

Proviamo a capire un po’ di più sulla vicenda.

China Evergrande è una società che opera nel real estate. Si occupa un po’ di tutto: costruzione immobili, loro gestione, sviluppo, investimenti. È una società da 73,5 miliardi di dollari di fatturato annuo, dollaro più, dollaro meno. È diversificata perché opera anche nel settore finanziario, in quello digitale e sanitario. In questi giorni le preoccupazioni per un “contagio internazionale” si sono prima accentuate e poi “abbassate”. Abbiamo più volte sentito “anche il Covid sembrava lontano e invece…” ma probabilmente le due faccende sono davvero diverse. Evergrande non è il Covid e parrebbe non vivere una crisi come quella che a suo tempo caratterizzò Lehman. Una delle motivazioni risiede proprio nel fatto che le sue attività principali sono manifatturiere e non finanziarie.

Ma come mai una società così importante sta crollando? Oltretutto una società immobiliare cinese? La risposta è ovviamente non semplice ma qualche elemento è possibile identificarlo.

Anzitutto le vendite. Queste ultime sono in drastico calo da molti anni, almeno dal 2016, quando ancora crescevano del 60 per cento all’anno, mentre oggi sono quasi ferme dopo un 2018-2019 pessimo. Di conseguenza, il margine operativo del gruppo è crollato. Inoltre, l’80 per cento delle passività del gruppo sono a breve (244 miliardi di dollari Usa), mentre la liquidità e le attività a breve sono limitate.

Come si può vedere, bastano questi pochi elementi per dare contezza della gravità della situazione contabile dell’azienda.

Sarà interessante capire, adesso, cosa accadrà nei prossimi giorni: se sarà salvata o no dal governo di Pechino.

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Scritto da Vincenzo Lettieri

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