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Nel nome di Diego

Il commento di Alessandro Iovino ad un anno dalla scomparsa

Un anno fa la morte di Diego Armando Maradona. Poi il dolore collettivo, i funerali nel palazzo presidenziale della Casa Rosada, e nonostante la pandemia globale, omaggi e tributi in tutto il mondo in questi 12 mesi per il più grande giocatore di tutti i tempi.
Film, serie televisive, opere d’arte, libri ed eventi in ogni parte del mondo hanno reso omaggio a Maradona.

Poi Napoli: la città che Maradona ha scelto, non quella dov’è nato. Il luogo eletto, destinato ad essere il teatro delle sue più grandi prodezze e conquiste.
La sua Napoli, il suo popolo e la sua gente.
Un amore trasversale, contagioso e che non conosce limiti.

Ora però alcune sterili polemiche rischiano di tradire la memoria di Diego. Intendiamoci: nessuno potrà mai affievolirne il ricordo, essendo ormai leggenda, divenuto mito e proiettato nell’Olimpo dei grandi. Ma non è questo il punto: ho parlato di onorare la sua memoria e di non tradirla.
E per quanto sia stata così sregolata la sua vita, con molte ombre, tutti possiamo riconoscere a Diego una virtù: si è donato a Napoli, all’Argentina ed a tutti quelli che lo hanno amato senza sconti.

Per questo ora, nel nome di Diego, fermiamoci. C’è spazio per tutti.
Nessuna guerra, nessuna strumentalizzazione.
Diego e’ patrimonio dell’umanità. Ha perfino coltivato l’utopia di un mondo più giusto ed egualitario. Ha unito la sua gente, ha trascinato il suo popolo verso la vittoria ed il riscatto (vedi il mondiale conquistato con la sua nazionale e gli scudetti con il Napoli).

Ora la domanda è: perché quel popolo che lui ha unito ora si divide nel ricordo ?
In soldoni credo questo: tutte le iniziative meritano rispetto e possono “coesistere”.
L’una non esclude l’altra.

Diego e’ stato però anche marito, padre, fratello, nonno. Ha avuto una sua dimensione privata. Ai suoi familiari più di tutti auguro di ritrovare unità nel nome di Diego.

Poi ci siamo “noi altri”.
I napoletani, il Napoli, Napoli e le istituzioni.
I tifosi ed i giornalisti.
A noi il compito di compiere uno sforzo e placare gli animi perché Diego riposi in pace e il suo ricordo non sia macchiato ed accompagnato da polemiche.

L’idolatria non mi appartiene, per convinzioni spirituali e formazione religiosa.
Alcune forme che alimentano l’idolatria di una figura come Maradona non mi convincono.
Ammiro però l’arte e le sue forme.
Le statute che in questi giorni verranno esposte in onore di Diego per me sono espressioni artistiche, che come avvenuto nel passato, esaltano le virtù e le gesta umane di un personaggio. E vanno contemplate come tali. Ma al di là delle mie considerazioni, c’è una riflessione generale, che investe tutti.

Ho visto “nascere” quella dell’amico Domenico Sepe e sono curioso di vedere quella che sarà installata nello stadio Maradona.
Non credo che l’una delegittimi l’altra.
Sepe incarna lo spirito popolare, quello che di getto, alla notizia della scomparsa di Diego, vuole da subito ricordare, omaggiare. E tutto questo va rispettato e, direi, valorizzato.
Come pure merita rispetto chi ha voluto pensare ad altro, come Stefano Ceci. Il manager, l’amico, ma direi l’alter ego di Diego. Una volta parlando con Stefano, mi racconto’ che lui ha finito per vivere come Maradona, perfino il suo corpo ha seguito le varie metamorfosi che ha avuto quello di Diego. Una vita in simbiosi. E dunque, la sua volontà di omaggiare Diego in accordo con il Napoli, pure merita considerazione.

Ora, a questo punto della storia, tutti devono compiere uno sforzo d’unità e superare ogni criticismo: lo dobbiamo a Diego, perché è quello che avrebbe voluto.
Ne sono certo. Non e’ buonismo, ma un atto di rispetto.

Alessandro Iovino con Edoardo De Laurentiis e Nicola Lombardo

Spesso ho difeso il presidente Aurelio De Laurentiis attirandomi non poche critiche. L’ho fatto perché conoscendolo, e parlando anche con suo figlio Edoardo, so che gestire una “piazza” come Napoli non è facile. Anzi. Non c’è una regola o un metodo migliore dell’altro.
Ma ormai parlano i fatti. Il Napoli ha conquistato vette importanti, e questa gestione ha favorito un elemento che al nostro Napoli e’ sempre mancato: continuità.
Quindi, anche in questo caso, vorrei che tutti riflettessero su una cosa: il Napoli sta onorando Diego ad un anno dalla sua scomparsa nel migliore dei modi, perché siamo in vetta alla classifica.
Questo sono i fatti, punto.

In uno dei suoi libri, Maradona disse: “Io corro, io lotto, ma soprattutto dialogo con la palla, per divertire la gente”.

Questo è stato Diego Armando Maradona.
Voleva divertire la gente.
Facciamo in modo, noi tutti, che sia ancora così.

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