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PUTIN PARLA DI NAPOLI. MA PREFERIVAMO QUANDO A FARLO ERA GORBACIOV…

I leader russi e la città di Napoli

E’ diventato virale il video in cui il presidente Vladimir Putin ha parlato di Napoli, menzionando il fatto che l’artista napoletano Jorit ha dedicato un murales a Dostoevskij.
Il presidente russo ha citato il maximurale come esempio contro la “cancel culture” dopo le accuse all’Occidente.
“Dà speranza” ha chiosato Putin. Mentre l’artista napoletano, la cui arte bisogna riconoscerlo è davvero ammirevole, ha rincarato la dose: «Assurdo, Putin parla del murale di Dostoevskij a Napoli. È mai possibile che sono riuscito a fare più io, semplice cittadino, per la pace con un murale che il nostro governo? Mi sorge il dubbio, ma se Putin “si apre” all’Occidente con un semplice murale, cosa farebbe in caso di proposte di cessate il fuoco serie? Ma non è che in fondo in fondo ai nostri leader questa guerra fa quasi comodo? Sono domande eh… in realtà sono abbastanza sconvolto per questa cosa».

Ed effettivamente la cosa è abbastanza sconvolgente. Inutile negare che fa una certa impressione vedere che in piena guerra, in cui pare che Putin non trovi tempo (e voglia) di parlare con Berlusconi (suo vecchio amico) arrivi a sapere ed elogiare questo murales parlando anche di Napoli. Impressionante, non c’è dubbio.

Ma proviamo a riflettere con più calma. Oltre che suggerire un po’ di prudenza a Jorit (non è proprio saggio sparare a zero sulle diplomazie di mezzo mondo impegnate in una complicatissima opera di negoziazione) mi permetto anche di ricordare che preferivamo i tempi in cui un altro presidente russo, Mikail Gorbaciov, parlava di Napoli.
Non per fini propagandistici, ma per riconoscere la nostra musica. Infatti l’ex leader sovietico e premio Nobel per la Pace si era innamorato di sua moglie Raissa (morta poi di cancro nel 1999) sulle note di “dicitencello vuje”, uno dei tanti classici della canzone napoletana conosciuti nel mondo.

Altri tempi. Ma anche un altro stile ed un altro presidente….

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