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Intervista a Federico Moccia

  1. Al fronte di ciò che ha vissuto, cosa consiglierebbe a tanti giovani scrittori… oggi? Crede sia importante la “formazione” nel campo e sul campo editoriale?

Il grande scrittore Joseph Conrad una volta disse: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra io sto lavorando?”. E aveva ragione. Uno scrittore lavora sempre, non certo solo quando è davanti a un foglio, di carta o elettronico che sia. Ogni esperienza, specialmente la più lontana da ciò che comunemente si intende per scrittura ed editoria, è importantissima e può fare la differenza nel momento in cui si scrive una storia. Conoscere il mondo editoriale, fare qualche esperienza redazionale è utile, ma non imprescindibile, nel senso che ci sono ottimi autori che non lo hanno mai fatto. Bisogna non tradire mai la propria verità e il ritmo naturale delle cose. L’essenziale è crederci ed essere concreti e realisti. Il sogno puoi realizzarlo solo se ti svegli e agisci. Non bisogna mollare. È una passione che trova spazio con difficoltà, ma bisogna amarla e crederci. Ci vuole verità, bisogna essere credibili e non scimmiottare solo per il gusto di mettersi in mostra. Occorre raccontare il mondo che ci circonda nel modo più diretto e sincero possibile, senza imitare altre voci o ispirazioni, ma cercando la propria, perché solo così si può dare un punto di vista diverso a chi legge.

L’iniziale rifiuto nel 1992 di “Tre metri sopra il cielo” da parte di grossi editori, ad esempio, fu meno forte della mia passione. Non si scrive perché si vuol essere pubblicati o scelti nella creazione di un film, non è quella la finalità ultima. Il vero scopo è comunicare, arrivare alla gente e i modi sono vari. Se un grande editore lì per lì non accetta il tuo lavoro, allora ci investirai tu e lo pubblicherai così, intanto, vedendo che succede. Oggi ci sono ottime piattaforme per il self publishing, ad esempio. Ma bisogna che il lavoro sia davvero fatto al meglio possibile e quindi non bisogna snobbare l’aiuto di un bravo editor che aiuti a comprendere i punti deboli e di forza di uno scritto. E è importante crederci. Tanto. Sempre. Perché la voglia di immaginare personaggi e scenari non finisce mai, anzi, si alimenta di volta in volta proprio grazie alle storie già nate, alle esperienze, agli incontri. Dopo un rifiuto, occorre continuare a preparare il terreno per nuovi percorsi narrativi. Poi servono rispetto, riconoscerlo agli altri e saperlo meritare per sé stessi. Esistono milioni di punti di vista ed esperienze al mondo, storie, opinioni. Non possiamo pensare di trovare  solo le fotocopie di noi stessi, non avrebbe senso. Confrontarsi con educazione e rispetto vuol dire crescere ed è così che si scrive, le due cose sono connesse.

In pratica, consiglio di essere tenaci come Edison nel famoso aneddoto che lo riguarda. Durante una conferenza stampa un giornalista gli chiese: “Dica, Mr. Edison, come si è sentito a fallire duemila volte nel fare una lampadina?” La risposta di Edison fu: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

  1. Il 18 giugno 2020 – dalla sua pagina facebook è apparsa una nuovissima copertina di un libro targato col suo nome. Cosa può dirci della trama? Sarà un nuovo incredibile viaggio che vedrà ancora protagonisti Sofia e Tancredi?

“Semplicemente amami” è il seguito de “L’uomo che non voleva amare”. I due romanzi insieme rappresentano la saga di Tancredi, Sofia e Andrea, i tre personaggi che ho creato le cui vicende non sono ancora arrivate alla parola “Fine”. È una storia intensa, matura, giocata su equilibri nuovi rispetto alla prima parte delle vicende. È un po’ come essere allo scoperto, non ci si può più nascondere, non ci sono angoli in cui rifugiarsi. È un libro che puoi leggere anche senza conoscere il precedente, perché in fondo ogni storia può essere compresa appieno in ognuno dei suoi momenti e il punto del suo sviluppo in cui arrivi a conoscerla ti darà impressioni diverse.  Sofia, Tancredi e Andrea hanno fatto delle scelte che credono definitive. Cerco di raccontarle in modo da rendere comprensibile da dove prendono le mosse, ovvero dalla trama del romanzo precedente. Chi non lo avesse letto può comunque immergersi appieno in questo ultimo romanzo. È un modo di narrare che ritengo necessario, perché ogni momento della storia, appunto, deve potersi reggere da sé. Racconto il coraggio di non dare nulla per certo, concluso e scontato. Non sono personaggi slegati dalla quotidianità. Rappresentano quello che accade ogni giorno a moltissimi di noi. Possono cambiare i dettagli, i particolari, i nomi delle città e delle persone, ma queste vicende sono più comuni di quel crediamo. È vita che narra se stessa. Quante volte pensiamo di aver raggiunto quelli che pensavamo essere i nostri orizzonti e obiettivi? Quante volte ci sentivamo al sicuro e definitivi? Poi invece arriva la vita e ti dice “No, aspetta, c’è tutto un altro mondo da vivere”. Anche quando non ne avresti voglia. E la sfida sta lì. Felicità è un lampo fortissimo, un balzo in avanti, qualcosa di preciso che arriva e ti sconvolge. Si tratta di un puntino, non di una linea intera. La serenità somiglia più a uno stato duraturo. Puoi lavorare al tuo approccio alla vita per trasformare ogni giorno in una serie di puntini felici che andranno a formare la linea della tua esistenza. Ma essere felici sempre significherebbe vivere solo gli estremi, sarebbe come dire che il dolore è una costante che si smorza mai. Sono proprio i fatti che ti costringono a questo, a crescere, e crescere significa saper ridimensionare quello che ci accade e che lì per lì ci sembra impossibile da sopportare.

L’amore è quanto di più imprevedibile esista. È un calcolo sbagliato, la risposta a una domanda che nemmeno avevi fatto, arriva quando non te lo aspetti e ti costringe a rivedere le tue priorità e certezze. Sofia e Tancredi avevano messo la parola fine alla loro storia per una serie di motivi. Si erano convinti che tutto dovesse andare in un certo modo, perché funziona così, perché è meglio per tutti, perché certi sogni sono assurdi etc. In un certo senso avevano pensato che il destino avesse giocato loro un brutto scherzo, facendoli incontrare per poi dir loro che non era possibile stare insieme. Il destino, le cosiddette coincidenze non devono diventare un comodo alibi per giustificare la nostra tendenza a lasciar correre o a subire quello che ci accade, a mollare la presa e arrenderci. Il fatalismo troppo spesso è come una coperta di Linus: “Tanto ormai è scritto così, non c’è nulla da fare” e si smette di lottare, di fare qualcosa per cambiare le cose. E invece il punto è che agendo, anche sbagliando ma comunque senza mai star fermi, la vita scorre e ci insegna qualcosa. Tancredi e Sofia lo fanno quasi senza esserne consapevoli. Danno nuove direzioni alle loro vite senza pensare che sarà proprio questo a farli riavvicinare. Quando vai dall’altra parte del mondo per stare lontano da qualcuno, dimentichi sempre che il mondo è rotondo. Ed è probabile che paradossalmente più ti allontani, più ti avvicini a chi stavi lasciando. Non abbiamo alternative, è questo il nostro momento, il nostro percorso, qui e ora. Domani dipende molto da quello che facciamo oggi. Oggi sarà il ricordo (e spesso la causa) del domani. È questo che succede a Tancredi e Sofia, ma non solo a loro. Anche Andrea, il marito di Sofia, vedrà la sua vita sconvolgersi ancora una volta, proprio quando si sentiva più al sicuro.

  1.  “Semplicemente Amami” sembra un appello, una richiesta, oppure un’affermazione. Come è nata questa nuova storia?

I personaggi vivono ciascuno un senso di colpa e questo rende il primo romanzo denso e carico di sentimenti contrastanti. Sofia, Tancredi e Andrea, ognuno a suo modo, fanno un percorso. Potrei quasi dire che si tratti di una storia di formazione, visti i grandi cambiamenti che avvengono. La storia di Tancredi, Sofia e Andrea non si era interrotta, avevo solo smesso di raccontarla. Perché succede proprio così, no?, nella vita. Perdiamo di vista un amico, magari per lungo tempo, non sappiamo più nulla di lui, ricordiamo solo il momento in cui eravamo lasciati. E poi un giorno eccolo, lo rivediamo, abbiamo tempo e ci mettiamo a parlare. E così ecco che tutto quel che ci eravamo persi nel frattempo si snoda davanti a noi. Non si ha quasi mai modo di narrare per intero le vicende di qualcuno, di solito si sceglie un determinato lasso temporale, ma prima e dopo sono accadute e accadranno cose. Come dico spesso, scrivere la parola “Fine” è una nostra scelta, in realtà significa solo voler interrompere la narrazione a un determinato punto.

Sapevo che la storia di Tancredi, Andrea e Sofia non era terminata. C’era ancora molto in sospeso, ma servivano distanza e silenzio per capire dove sarebbero andati, tutti e tre, quali scelte avrebbero fatto. Così un giorno ho sentito che era il momento di riprendere a narrare di loro, perché ciascuno dei tre protagonisti si era preso il tempo che serve sempre a tutti per mettere un punto e andare a capo. Appena Tancredi, Andrea e Sofia lo hanno fatto, sono arrivato anch’io, pronto a raccontare le loro nuove dimensioni. Andrea a Roma, Sofia in Russia e Tancredi alle isole Fiji. È da lì che ripartiamo, da queste nuove geografie, per capire quali saranno le loro strade adesso e come si intrecceranno. La distanza che Sofia cerca di mettere tra lei è l’amore è molta, ma non sarà sufficiente. A dimostrazione che i chilometri sono solo illusioni. Puoi convincerti per un po’ che nel mondo ci siano luoghi che funzionano come gomme da cancellare, ma l’inchiostro dell’amore è assai resistente. Indelebile direi.

“Hai mai desiderato una seconda opportunità di incontrare qualcuno per la prima volta?”, diceva Charles “Hank” Bukowski. Ed è una frase con cui non sono mai stato d’accordo. Per me il senno di poi del rimorso è inutile come la forchetta nel brodo. La vita si vive quando accade, con gli strumenti che abbiamo al momento. È un film che si può riavvolgere solo per rivederlo e ricordare, non per recitarlo da capo. È sempre un “buona la prima”. Anche quando non è buonissima. Ma resta pur sempre la nostra “prima”, unica e speciale. Quando si arriva un bivio e ci si allontana, capita di non ritrovarsi mai più. A volte però il legame che si era creato è così forte che spinge a cercarsi di nuovo, oltre ogni orgoglio.

  1. Il progetto “Summertime” ci ha riportati tutti indietro nel tempo, quasi a riproporci ancora quei Baby e Step che non abbiamo mai dimenticato. In che modo riesce ad essere sempre così attento al mondo dei giovani?

Netflix ha deciso di produrre “Summertime” ispirandosi a “Tre metri sopra il cielo” e ne sono davvero orgoglioso. Questa nuova serie ha avuto un successo di ascolti incredibile e anche un’intensa viralità sui social. Penso che sia un fenomeno fuori da ogni definizione. È una storia senza tempo, riesce a vivere appieno nonostante gli anni passino e il mondo cambi così velocemente.  “Tre metri sopra il cielo” ha  insegnato a me e anche a tutti quelli che scrivono che si può pubblicare anche se un editore non crede in te, si può trovare il modo di far arrivare la tua storia molto lontano. Io ero molto contento di aver scritto quel romanzo, perché per me scrivere è una passione, quindi non pensai prima al fatto se lo avrei pubblicato o meno. Contava scrivere al meglio che potevo, con la maggior cura possibile quella storia. La prima cosa che ho pensato era di scrivere quel romanzo, solo dopo ho cercato un editore. E tante case editrici mi hanno detto di no. Era il 1992. Allora sono andato in Via Cagliari, 46 a Roma, dov’era la sede della casa editrice “Il ventaglio” e ho pubblicato a mie spese il libro. Le 750 copie stampate furono presto esaurite e il libro cominciò a circolare in fotocopie. In pratica, diventò virale prima che esistessero i social. Sembra una leggenda metropolitana, ma non lo è. Un libro che non era più un libro, eppure esisteva. Per me fu incredibile, una grandissima soddisfazione. I ragazzi romani continuavano a passarsi la storia di Step e Babi, rendendola eterna. Sembrava una specie di segreto raro che viveva solo grazie alla voglia di leggerlo sottobanco. E alla fine, dopo dodici anni, quando cambiano i contesti e le percezioni, quel libro, anzi, quelle fotocopie arrivate in mano a persone diverse, sono diventate nuovamente un libro, edito stavolta da una grande casa editrice e subito dopo un film. E fu un successo assurdo. Il libro ha venduto milioni di copie, è stato tradotto in moltissimi Paesi del mondo. E da allora sono arrivati tutti gli altri miei romanzi, i film e le traduzioni in tutto il mondo, con un successo particolare nei Paesi di lingua spagnola che dura tutt’oggi. Persone di ogni età ridono, piangono, si emozionano per quelle storie. E io ne sono onorato e commosso. Adesso la saga di Step, Babi e Gin sbarca anche negli Stati Uniti dove a breve usciranno i libri.

“Summertime” è stato un nuovo modo di raccontare le emozioni di quella storia alle nuove generazioni, al pubblico degli anni Venti. Credo che i giovani di oggi e quelli che lo sono stati, a prescindere dalle epoche, abbiano semplicemente voglia di comunicare e confrontarsi. L’amore è davvero il motore del mondo. Ci insegna a costruire, a condividere, a dare valore a quello che troppo spesso ci sfugge. Non siamo nati per essere soli, per chiuderci a riccio, per rifiutare gli altri. L’amore è sorriso. Proprio come il sorriso cileno. Anche quando si piange. E il sorriso è un valore: non significa solo incurvare le labbra verso l’alto, ma averlo dentro. Un sorriso che nasce dalla pancia e sale fino alla faccia per poi volare via verso gli altri. Un sorriso che contagia. Nato dalla capacità di vivere serenamente la vita, senza invidie.

  1. Durante il lockdown che ci ha visti tutti protagonisti, anche lei ha fatto la sua parte (garantendo in tempi record) una visione bellissima dell’Italia. Oggi, tanti italiani e personaggi del mondo dello spettacolo stanno preferendo la nostra bella Italia. Quale sarà la meta della sua estate?

Il mare italiano e i magnifici borghi del nostro Paese. Da quando ad esempio curo la mia rubrica settimanale per “Il Quotidiano del Sud – L’altra voce dell’Italia” ho scoperto moltissime località suggestive, ricche di storia e di tradizione, dei veri e propri gioielli da tutti i punti di vista. È importante ora più che mai sostenere tutte le attività del nostro territorio, anche perché spesso trascuriamo l’Italia per l’estero, quando invece qui c’è molto da scoprire. E questo dovrebbe valere anche e soprattutto quando non è un virus a imporlo. Ci aspetta ancora una fase di transizione in autunno, quindi cerchiamo di fare in modo di viaggiare non solo in estate, ma a ogni piccola occasione, perché la ripartenza non resti sempre e solo un discorso teorico.

  1. Sarà possibile incontrarla in libreria prossimamente? Dopo Napoli del 22 luglio, quali nuove tappe la vedranno protagonista?

Sono state fissate già altre date in agosto e settembre. Sul mio profilo Facebook è possibile restare sempre aggiornati, basta cliccare “Segui” . Lo aggiorno costantemente. Il viaggio di “Semplicemente amami” sta diventando davvero interessante. Incontrare le persone in questa nuova dimensione, quella degli incontri prenotati, alla fine permette un contatto davvero diretto e immediato. Diventano in pratica dei veri e propri salotti letterari mai dispersivi.

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