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28 MARZO 2012 – 28 MARZO 2022: DIECI ANNI FA MORIVA ALFONSO MELLUSO

Il ricordo di Alessandro Iovino

Dieci anni fa, all’età di quasi 84 anni, scompariva Alfonso Melluso. Pastore evangelico e tra i fondatori del calzaturificio Melluso. 

Ma era sopratutto il Nonno di mia moglie. 

Nonché primo nipote del mio bis-nonno. 

Al di là di tutto questo complicato intreccio di parentele, mi preme ricordare questa figura riproponendo le conclusioni che scrissi nella biografia a lui dedicata, in cui racconto i suoi ultimi momenti di vita, le nostre differenze caratteriali e di quando gli dissi che volevo scrivere una sua biografia…. 

Insomma un ricordo personale, oltre la storia. 

E rileggendo ciò che scrissi nel 2014, credo siano queste parole più attuali che mai: 

CONCLUSIONI

Scrivere un libro biografico è di per sé un’impresa ardua. Lo è ancora di più per un autore quando si studia, esamina e analizza una figura che non solo ha conosciuto, ma con la quale ha avuto un rapporto d’affetto. E’ quello che mi è capitato scrivendo questo libro, se non altro anche perché Alfonso Melluso era il nonno di mia moglie.

Elaborare questa biografia, dunque, è stata una sfida, come storico e scrittore. Come fu per quella sul mio bis-nonno Salvatore Anastasio (Edizioni Guida, 2008), anche per questo lavoro ho cercato di essere obiettivo, senza compiere nessuna forzatura, sforzandomi di ricostruire con oggettività la vita di un uomo che, sia nel campo della fede pentecostale che nel settore dell’imprenditoria italiana, ha fatto la storia. Ma scrivere questa storia per me ha significato “svestire” i panni di nipote e “indossare” quelli di storico, cercando di essere meticoloso nella ricerca e raccontare i fatti senza alcuna mitizzazione dei personaggi. Per quanto mi riguarda sono sereno perché, a prescindere dal risultato, ho comunque cercato di tenere fede alla mia inclinazione di storico, e i lettori giudicheranno se ci sono riuscito o meno. Francamente il mio obiettivo era quello di far emergere la storia di un pioniere evangelico pentecostale italiano che merita di essere conosciuta dai più. E con la pubblicazione di questo libro, che sono certo avrà la meritata diffusione, in qualche modo, già ho raggiunto il mio scopo.

Non l’ho fatto nel testo, ma nelle conclusioni aggiungo una nota personale. Alfonso Melluso mi ha voluto bene, nonostante avessimo idee talvolta differenti su quelle che potessero essere alcune strategie per la diffusione del messaggio evangelico e sull’impegno dei cristiani in politica o nel mondo accademico. Devo dire che mi sono sempre sentito rispettato. Lui non amava lunghi discorsi e preferiva parlare una volta, senza poi ritornarci sull’argomento. L’ho sperimentato personalmente. Mi chiamò molti anni fa, mi parlò con molto autorevolezza, ed ebbi l’impressione di avere di fronte un uomo che sapeva vedere oltre, ovvero oltre il presente, e difficilmente si sbagliava nei pronostici. Sapeva comunque che avrei fatto le mie scelte, e seguito le mie passioni. Conservo come monito quelle parole e la mia stima è cresciuta nei suoi confronti perché ha lasciato che io compissi queste scelte in libertà, senza alcuna pressione, e mostrandomi sempre affetto.

Una volta tentai di convincerlo a scrivere una sua testimonianza o fare un ripresa video, ma lui si oppose con fermezza. Disse categoricamente: “ … potete scrivere tutto quanto, la mia storia e la mia biografia, ma non prima che raggiungo il Signore”. Dopo di me ci hanno provato altri, ma inutilmente; infatti conoscendolo sapevo che non avrebbe cambiato idea.

Vidi l’ultima volta Alfonso Melluso esattamente 24 ore prima della sua scomparsa. Eravamo nella sua camera da letto. C’eravamo io, i suoi quattro figli e la moglie Caterina, mentre mio padre, essendo medico, lo visitava. Affannava e cominciava a non stare bene. Mio padre lasciò la stanza e con lui anche tutti i figli. Inizialmente li segui e sentii mio padre preoccupato, che consigliava di tenersi pronti al peggio. Mi allontanai per andare nella stanza del nonno. Era su una poltrona e glorificava Dio, con difficoltà ma la lodava il Signore. Lo guardai commosso, con tenerezza, e lui mi osservò e fece un sorriso che porterò per sempre nel mio cuore.

L’indomani spirò nell’autombulanza che lo prelevò la mattina ma che dopo qualche ora, dato il precipitarsi del quadro clinico, lo riaccompagnò a casa. Quando arrivai fuori il cancello era appena arrivata l’autombulanza, ero l’unico dei nipoti ad essere presente. Il figlio Paolo continuava ad esclamare: “Si è addormentato nel Signore, si è addormentato nel Signore!”. Abbracciai lui, mio suocero, mia suocera e gli altri zii. Si piangeva, per il dolore e il distacco. Dopo pochi minuti uscii fuori, e mi venne incontro il fratello di Alfonso, Daniele Melluso. Mi vide in volto e disse: “Come sta Alfonso?”. Non sapeva che ormai era morto. Lo presi sottobraccio e gli dissi che era finito. Si fermò, si irrigidì. Poi entrammo in casa e mentre camminava piangeva con dolore, e chi conosce il pastore Daniele Melluso, sa che non è “facile alla lacrima”. Sì, è vero, anche se anziano, si avvertì subito il distacco, ma non c’era traccia di disperazione. Alfonso era ritornato alla casa del Padre.

Questo libro è stata comunque una preziosa occasione, anche per mia moglie, che mi ha seguito ed assistito, di ripercorrere storie, evocare ricordi e spolverare fatti, con alcuni familiari, che ci hanno fatto riflettere sull’importanza dell’opera che Dio ha compiuto tramite questi pionieri.

Ringrazio di cuore la “nonna” Caterina Ciacciarelli, che mi ha fornito notizie di prima mano sulla storia del marito. E con lei, il pastore Daniele Melluso, al quale sono legato da un affetto che mi risulta difficile descrivere con le parole, ma che è profondo e sincero.

Ancora sono grato ai figli di Alfonso: Sergio, Paolo, Silvano ed Olimpia, le nuore e il genero, Giuseppe Di Iorio, vera memoria storica e custode di tanti aneddoti e episodi che hanno riguardato la vita del suocero, che per lui è stato un padre, come anche lo è stato per il pastore Claudio D’Antonio che con molta disponibilità mi ha aiutato a riscostruire il trentennio che Alfonso Melluso ha trascorso come pastore della Chiesa ADI di Secondigliano (Na). E’ stato prezioso anche il contributo del pastore Daniele Marra, per tantissimi anni membro del Comitato di Zona Campania-Molise delle ADI insieme a Melluso. Ancora esprimo riconoscenza a tutti i nipoti di Alfonso, ed in particolare a Marco Melluso che ha vissuto in prima persona momenti delicati prima e dopo la morte di suo nonno, ricevendo da lui un’eredità gravosa, ma che ha saputo gestire con saggezza, proprio come avrebbe fatto il nonno.

Ringrazio l’editore che ha voluto sposare questo progetto editoriale manifestando interesse verso questa ricerca e la realtà pentecostale napoletana.

Ho cercato di dare un taglio storico a tutto il lavoro, che risulta quindi scevro di considerazioni spirituali, ma in queste ultime righe desidero terminare con un’esortazione biblica che sento di dover condividere:«Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni … ti ordino di osservare questo comandamento da uomo senza macchia, irreprensibile, fino all’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo, la quale sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e che abita una luce inaccessibile; che nessuno uomo ha visto né può vedere; a lui siano onore e potenza eterna. Amen» (I Timoteo 6:12-16

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