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QUIRINALE, VALDO SPINI: “ABBIAMO BISOGNO DI UN DIFENSORE CIVICO CHE INCARNI LO SPIRITO REPUBBLICANO”

Alessandro Iovino intervista l’ex ministro Valdo Spini

Valdo Spini e’ stato parlamentare per otto legislature, ma anche ministro dell’Ambiente nel governo Ciampi e vicesegretario del PSI. 

Presidente dell’Associazione delle Istituzioni Culturali Italiane (Aici), Valdo Spini da anni e’ uno scrittore e divulgatore molto attivo. 

Per i tipi di Solferino, in queste settimane, e’ nelle librerie (ma è anche uscito abbinato al “Corriere della Sera”) con il volume: “Sul Colle più alto. L’elezione del presidente della Repubblica dalle origini ad oggi”. Un libro che ripercorre retroscena, strategie ed aneddoti che hanno portato, nelle varie tornate, all’elezione del Capo dello Stato nella storia della nostra Repubblica. 

Un racconto fruibile che permette ad ogni lettore di saperne di più riguardo la più alta carica istituzionale nel nostro paese ed i meccanismi che hanno portato all’elezione dei nostri presidenti: da De Nicola a Leone, da Pertini a Scalfaro, fino a Mattarella. 

In esclusiva per Real Inside Magazine, abbiamo intervistato quindi l’autore: un pezzo di storia della nostra repubblica, testimone diretto di alcune di queste elezioni ed amico personale di alcuni di questi presidenti. 

Onorevole Spini, in questo libro ripercorre le varie elezioni che hanno portato ad eleggere i nostri presidenti della repubblica. 

A pochi giorni dal voto, ci può dire in quali aspetti questa elezione differisce dalle altre ? 

Rispetto ad altre elezioni non c’è una maggioranza politica che possa costituire (od aspirare a costituire) l’asse portante dell’elezione del Presidente della Repubblica. Se c’è un’analogia forse la si può trovare col 1992, quando il pentapartito non riesce a portare al Quirinale il suo candidato Arnaldo Forlani, si susseguono inconcludenti votazioni, fino a che non arriva la strage di Capaci, l’uccisione da parte della mafia di Falcone, della sua moglie e della sua scorta, che costringe a trovare una soluzione istituzionale, l’elezione del Presidente della Camera dei deputati, Oscar Luigi Scalfaro.

Nonostante abbiamo già avuto un capo dello stato rieletto per una seconda volta, ci può dire perché secondo lei Mattarella abbia così perentoriamente escluso l’idea di un secondo mandato?

Per motivi ad un tempo generali e personali. Quelli generali attengono alla sua concezione della Costituzione. Il Presidente Mattarella ha più volte espresso la sua opinione che andrebbe abolito il semestre bianco (quello finale in cui il Presidente della Repubblica non può sciogliere le camere) e nel contempo andrebbe prevista la sua non rielezione. Pieni poteri quindi per tutto il mandato ma un solo mandato. I motivi personali riguardano il suo progetto di vita e alla volontà di essere identificato con questo settennato che si sta concludendo e che è stato circondato dal generale consenso e dall’affetto delle cittadine e cittadini italiani e il cui ricordo credo voglia sia conservato intatto

Quale potrebbe essere l’identikit ideale del nuovo Capo dello Stato, e chi secondo lei hai reali possibilità di salire al Colle?

L’identikit ideale, in una società percorsa da tante preoccupazioni e anche da preoccupanti filoni di violenza potrebbe essere quello di Sandro Pertini, un presidente che forte dell’autorevolezza del suo percorso personale, possa assumere, quando necessario, anche le vesti di una sorta di difensore civico delle cittadine e cittadini italiani e ristabilire quando necessario il loro legame di fiducia con le istituzioni. Ma forse possiamo pensare anche ad una persona che incarnasse una sintesi tra le migliori qualità dimostrate dai presidenti nella storia repubblicana.

Quanto alle probabilità, a parte la figura di Sergio Mattarella che però non è in campo, non c’è dubbio che in grande evidenza c’è Mario Draghi. Il punto interrogativo è che, rivestendo la carica di Presidente del Consiglio di un governo di salvezza nazionale, che proprio intorno a lui si è costituito, questo comporta inevitabilmente una considerazione sulle sorti del governo stesso e quindi dell’anno rimanente della legislatura. L’altra possibilità è che si trovi una figura di Presidente della Repubblica che per le sue caratteristiche di preparazione e di esperienza sia politica che istituzionale possa trovare un largo consenso nell’assemblea dei grandi elettori e permettere al governo Draghi di andare avanti. Insomma, si tratta di risolvere un’equazione a due incognite.

Onorevole Spini, mi corregga se sbaglio: aleggia un falso mito nella vulgata popolare, secondo il quale il Capo dello Stato non abbia un potere reale, e sia “solo” una figura rappresentativa. Eppure, presidenti come Scalfaro, Napolitano e lo stesso Mattarella (si ricordi il caso Savona) hanno inciso non poco nella vita politica. Al di là dei tecnicismi costituzionali, quanto conta salire sul Colle più alto?

Il Presidente della Repubblica italiana, pur non eletto direttamente dalle cittadine e dai cittadini, è stato chiamato spesso ad un grande ed importante ruolo. Non solo quello di essere un garante della correttezza del funzionamento delle istituzioni (il che non è poco), ma, quando il sistema politico va in panne, quando il motore delle istituzioni si imballa, anche di creare le condizioni perché il sistema politico istituzionale possa ripartire. È quanto hanno fatto gli ultimi presidenti della repubblica e in particolare Mattarella.

In queste ore sembra che si sia indebolita la possibilità di Berlusconi di puntare alla presidenza della Repubblica. Ma l’uomo di Arcore ha dimostrato di essere caparbio e di riuscire alla fine nelle scalate impossibili. Che ne pensa?

Credo che sia giunto per tutti il momento della sincerità. I numeri per eleggere Berluscono alla Presidenza della Repubblica il centro-destra non li ha. La convergenza di altre forze politiche sul suo nome mi sembra impossibile, e la caccia al voto singolo non motivato politicamente mi sembra, come dire, non elegante ma soprattutto, per le dimensioni numeriche che dovrebbe raggiungere, del tutto improbabile.

Lei ha conosciuto molti presidenti della repubblica, ma in particolare modo Sandro Pertini e Carlo Azeglio Ciampi. Sono stati davvero i più grandi?

Nel caso di Ciampi e Pertini posso dire di avere avuto l’onore di averli conosciuti e frequentati sia per motivi politici che istituzionali e ne ho un grande ricordo. Ma ne ho conosciuto e frequentato anche altri come Scalfaro e lo stesso Cossiga. Ma mi piace sottolineare, che, se ho scritto un libro “Sul colle più alto” dedicato alla storia delle lezioni dei Presidenti della Repubblica, da De Gasperi a Mattarella, è perché vorrei che la storia dei Presidenti della Repubblica, nel suo insieme, entrasse nella coscienza civile del paese, rafforzando quello che mi piace chiamare lo “spirito repubblicano” cioè quell’insieme di principi e di valori a cui tutte le forze politiche della repubblica dovrebbero ispirarsi.

Il Presidente invece che ha “inciso” di meno?

Nella mia considerazione direi Giovanni Leone, eletto da una maggioranza che era diversa da quella di governo dell’epoca e la cui presidenza fu tormentata ed ebbe una fine anticipata.

Onorevole Spini, sarà compito del prossimo presidente della Repubblica preservare l’autorevolezza del Quirinale e infondere nei cittadini fiducia nelle istituzioni. Missione impossibile?

Abbiamo visto nella storia repubblicana che non è una missione impossibile. Formulo una considerazione: nel passato c’era il concetto di arco costituzionale a tenere insieme le forze politiche. Con l’avvento del maggioritario questo concetto è venuto di fatto meno. Il problema allora è di creare – come dicevo- quello che i francesi chiamano “lo spirito repubblicano” cioè quell’ insieme di valori e di principi, che sono poi quelli che discendono dalla nostra Costituzione, a cui le forze politiche anche in duro contrasto tra loro, sentano il dovere di rispettare. Di più il nuovo Presidente dovrebbe cercare di creare un’atmosfera propizia perché le forze politiche, ritrovando magari proprio lo spirito della Costituente, procedano ad un programma di risanamento istituzionale che personalmente vedo basato su tre punti; un sistema elettorale meno barocco; regolamenti parlamentari che non premino il trasformismo, attuazione dell’art.49 della Costituzione sui requisiti di democraticità e trasparenza dei partiti.

Ecco, se si ritrovasse lo spirito del 1946 , lo spirito della Costituente , per portare a compimento un programma del genere sarebbe l’insieme del sistema politico a trarne giovamento e tutte le forze politiche che vi partecipassero potrebbero rivendicarne il merito.

On.Le Spini, otto legislature, ruoli di ministro, di sottosegretario, di vicesegretario di partiti. Non le chiedo una considerazione politica di questo percorso, ma una personale, esistenziale.

A volte nella mia vita ho assunto ruoli di battaglia politica, magari controcorrente, che mi hanno portato anche a posizioni minoritarie, ma che erano motivate da ragioni di coerenza e di adesione a determinati principi e valori. Ho avuto però anche la fortuna di svolgere dei ruoli unificanti come i cinque anni di presidenza della commissione difesa della Camera dove, con i colleghi parlamentari, siamo riusciti a portare avanti, con larga convergenza delle forze politiche, una vera e propria riforma dello strumento militare e dei suoi rapporti con la società italiana. Oggi presiedo l’Associazione delle Istituzioni Culturali Italiane (Aici) in cui sono presenti Fondazioni e Istituzioni di Cultura le cui ispirazioni possono essere ricondotte a tutto l’arco politico parlamentareD’altro canto, non si ha capacità di sintesi se non si ha una fede forte ed è quello che molti presidenti della repubblica ci hanno insegnato.

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Scritto da Alessandro Iovino

FASHION LAW NEGLI USA. L’INTERVISTA A NICOLA LANNA

Il problema non è il postino ma Draghi