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La speranza è la grande assente in questa confusione

Il mondo dovrebbe riemergere da lì dove il covid l’ha scaraventato ormai un anno fa ma la narrazione di molteplici accadimenti, in modo particolare quelli statunitensi della scorsa settimana, ci restituiscono la fotografia di uno scenario fortemente deteriorato.

Siamo all’avvio, seppur con fatica, di una campagna di vaccinazione quasi ovunque (attenzione ai Paesi più poveri che sono svantaggiati!) e di fronte alla prospettiva della messa a disposizione, da parte delle istituzioni, di risorse ingenti per avviare progetti che parlano di futuro. Eppure la speranza è la grande assente dai dibattiti e dagli occhi dei protagonisti sempre più incapaci di rincorrerla e trasferirla ai cittadini a cui sinora hanno solo elargito rabbia, frustrazione, polemiche e qualche euro oltre all’inspiegabile disorganizzazione che resiste alla fase emergenziale.

I dibattiti e le contrapposizioni sono naturali. Menomale che esistono, vuol dire che c’è vita. Innaffiarli con il veleno delle fake news e degli egoismi è un male e non aiuta a crescere.

Con questi presupposti dove possiamo ritrovare speranza e l’ entusiasmo se a tutto questo associamo anche le vite di ciascuno di noi con tutto il peso che si trascinano dietro? Se non si fa della speranza e dell’entusiasmo la base comune di ogni cosa in questi momenti di morte, solitudine e sofferenza allora prepariamoci a un futuro peggiore del presente.

Il mondo dovrà fare i conti con ancora altre numerose settimane di restrizioni con tutto ciò che questo comporterà ma l’accelerazione dell’economia non è poi così lontana dall’essere realtà. Abbiamo e avremo ingenti sacche di disoccupazione un po’ ovunque. Gli Stati saranno lenti nel ritirare i loro stimoli e le banche centrali sanno bene che con l’attuale livello di debito globale, alzare i tassi non è un’opzione molto percorribile.

Cominciamo, quindi, la cronaca dei principali fatti economico-finanziari della giornata di ieri.

Partiamo dal nostro Paese.

Laura Castelli, Vice Ministro all’Economia, intervenendo su Rai1 a proposito di cartelle esattoriali ha segnalato che si sta pensando “a un intervento strutturale che da una parte cancelli quelle che non sono più recuperabili” come le cartelle che risalgono a molti anni fa e che “vanno tolte perché non sarebbero mai riscosse” e “dall’altra ci sono gli anni dal 2016 al 2020 e qui abbiamo due generi di cose: le cartelle già arrivate su cui dobbiamo dare la possibilità di una nuova rottamazione perché hanno aggiunto difficoltà a chi già le aveva, e quelle non ancora emesse e qui dobbiamo far in modo che se ne emettano meno possibile per non fare assembramenti alle Poste, con un nuovo saldo e stralcio”.

Rimanendo sempre in Italia, il Ministero dell’Economia ha riferito che nel periodo gennaio-novembre 2020, le entrate tributarie erariali hanno ammontato a 393.646 milioni di euro, con una riduzione di 11.266 milioni di euro, pari al -2,8% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Moody’s, nel proprio report dedicato all’Eurozona, ha indicato che “nell’area euro i rischi sul credito più alti sono in Italia, Cipro, Spagna e Portogallo, a causa dell’elevata esposizione dell’economia di questi paesi verso la crisi (scatenata dalla pandemia del coronavirus) e per il loro margine di manovra fiscale più limitato”. Un rischio destinato ad accentuarsi nel caso di nuovi shock all’economia e con la dinamica a singhiozzo della ripresa in un contesto di debiti pubblici elevati, “specialmente se dovesse indebolirsi la fiducia degli investitori sugli Stati che hanno bisogno di rifinanziare livelli di debito molto alti”.

Carrellata di flash:

  • Fiere e Congressi, tra i settori più colpiti dalla crisi, rischiano di rimanere esclusi dalla proroga della cassa integrazione Covid in deroga;
  • Twitter in forte calo dopo il blocco dell’account del presidente USA;
  • Easyjet ha ottenuto  un prestito da 1,4 miliardi di sterline quale contributo statale per poter gestire le conseguenze delle misure restrittive adottate dal Regno Unito;
  • Von der Leyen, a fine anno legge per bandire prodotti responsabili deforestazione;
  • Istat: nel 2019 pubblicati 237 libri in media al giorno e nel 2020 si registra una perdita consistente per 9 editori su 10.

Buona giornata e buon caffè!

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Vincenzo Lettieri

Scritto da Vincenzo Lettieri

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