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Tazzulella con Clelia Crisci

Si laurea in Economia e Commercio, intraprende da subito la carriera di commercialista e revisore dei conti fino a quando si rende conto che la voglia di fare impresa cresce sempre più così come quella di contribuire allo sviluppo del Sud del Paese sulla scia dell’operato svolto dal padre, mancato troppo presto.

Nel 2000 comincia a mettersi in gioco con il fratello Giuseppe e decide di dedicarsi all’idea di produrre compound di propilene per poi riuscirci con successo.

Lei è Clelia Crisci, Presidente e CEO di Lapo Compound (l’azienda che ha fondato con il fratello nel 2001), Vice Presidente di Confindustria Caserta, moglie e madre di due ragazzi.

In pochi anni l’azienda diviene parte importante dell’indotto automotive e dell’elettrodomestico Made in Campania (e non solo) lavorando per clienti come FCA (oggi Stellantis), Magneti Marelli e così via.

Valle di Maddaloni (Caserta) è l’headquarter dell’azienda: 15.000 mq di superficie, una capacità produttiva di circa 30.000 tonnellate all’anno e una ventina di addetti.

Di se stessa dice: “La mia esperienza dice che tutto è possibile. Basta avere immaginazione, tenacia, talento e umiltà.”

Presidente, quando si decide di voler cambiare percorso professionale e si punta sul fare impresa, su quale di questi elementi da lei citati bisognerebbe fare maggiore affidamento?

Sicuramente sull’immaginazione, sull’avere una visione, rischiando e guardando al futuro. E poi sulla tenacia: bisogna essere capaci di resistere quando le cose non vanno subito bene. A questi due elementi ne aggiungerei un altro: la passione. E’ importante cercare di fare ciò che piace, senza mai mollare.

E per portarla avanti, invece?

 E’ fondamentale essere sempre aggiornati, al passo coi tempi, puntando su innovazione e capitale umano. I collaboratori sono gli elementi più preziosi per un imprenditore e il plus di una impresa con leadership femminile sta proprio nel sistema di gestione che è integrativo più che selettivo. E ancora, mai fare scelte per il business a tutti i costi ma dare un senso etico ai comportamenti, preziosa è la reputazione aziendale!

Tutti i giorni abbiamo a che fare con prodotti che aziende come la sua contribuiscono a realizzare senza saper bene da dove vengano. Ci dice cos’è il compound di propilene descrivendoci i prodotti per cui viene utilizzato?

Il compounding di plastica è la preparazione di formulazioni attraverso la dissoluzione e la miscelazione di polimeri allo stato fuso attraverso un estrusore a doppia vite. Nello specifico, il polimero è polipropilene, una scoperta italiana che valse il Premio Nobel a Giulio Natta. Il compound di polipropilene viene utilizzato per realizzare prodotti nel campo degli elettrodomestici, della componentistica per auto, dei mobili, dell’arredo da giardini, dell’edilizia e nel comparto medicale. Per fare un esempio, in vetture tipo la Panda componenti quali il mobiletto centrale o il cassetto, come anche altro, sono realizzati con compound di polipropilene Lapo.

Perché avete deciso di produrlo?

Perché nel 2000, supportati da un’indagine di mercato, notammo che nell’Italia centro-meridionale non esisteva la produzione di compound. Abbiamo intravisto anche l’opportunità di diventare fornitori della Merloni e delle aziende del polo del bianco presenti in provincia di Caserta.

Quali sono state le difficoltà iniziali? Il background chimico e ingegneristico, la finanza, il mercato, le competenze tecniche da ricercare e portare in azienda?

In primo luogo la burocrazia, che in Italia scoraggerebbe anche i più pazienti. Pensi che all’inizio della nostra attività abbiamo chiesto un finanziamento pubblico e ci è arrivata una risposta (tra l’altro negativa) dopo ben tre anni. Un’altra criticità è rappresentata dal credito: le banche difficilmente finanziano le imprese appena costituite. Inoltre, c’è un problema di mentalità che riguarda buona parte della nostra classe imprenditoriale. Quasi mai, infatti, un imprenditore è disposto a sostenere, o anche solo ad aiutare, un giovane collega. In tal modo le imprese non fanno sistema e ognuno finisce per agire in maniera egoistica, non contribuendo alla crescita e allo sviluppo del territorio in cui opera. Altre difficoltà le abbiamo incontrate nel dover strutturare tutto ex novo. E’ stata durissima dotarsi di tutte le professionalità necessarie per una realtà di dimensioni contenute. Per questo abbiamo fatto la scelta di orientare la crescita dell’azienda all’acquisizione di know how tecnologico promuovendo la ricerca e l’innovazione puntando sulla formazione valorizzando al massimo le risorse interne.

Nel profilo abbiamo menzionato l’automotive e il bianco come mercati principali. Ce ne sono altri?

Tutti gli altri che ho già citato prima, ma attualmente il principale è l’automotive perché abbiamo assunto una competenza talmente specifica che ci ha consentito prima di consolidare la nostra posizione sul mercato e poi di diventare leader del settore.

Qual è la sfida principale che state affrontando sul lato materia prima e processi? Sostenibilità ambientale, costi?

L’automotive è un settore che da sempre punta sull’innovazione e noi abbiamo assecondato questo processo sin dall’inizio oggi naturalmente assecondiamo le scelte green della società.  Per quanto concerne il lato materia prima, seguiamo le esigenze del mercato, ovvero andiamo verso materiali che ci consentono di realizzare un’economia circolare attraverso l’innovazione dei processi produttivi. Per citare qualche esempio, abbiamo puntato su materiali che recuperano gli scarti dal tetrapak o gli scarti della lavorazione del legno. Inoltre, utilizziamo additivi espandenti che servono ad alleggerire le autovetture,  scelta obbligata per tagliare le emissioni di CO2.

Il covid, il calo drammatico delle immatricolazioni ma allo stesso tempo il consumo alimentare in aumento, la necessità di dover trascorre più tempo a casa e utilizzare, quindi, di più gli elettrodomestici. Che impatto ha avuto tutto questo su Lapo Compound?

E’ vero che le immatricolazioni della auto sono calate. Tuttavia noi in questi anni, investendo molto in ricerca e innovazione, abbiamo conquistato altri mercati di nicchia, che non hanno subito grandi cali. Un esempio in questo senso? Lapo Compound ha realizzato i nuovi colori degli interni degli ultimi modelli di Maserati. Oltre a ciò, abbiamo puntato maggiormente anche sui veicoli commerciali. Per quanto concerne gli elettrodomestici, quello del bianco è un settore ormai residuale rispetto alla nostra produzione. Pertanto, la eventuali variazioni di mercato che avvengono in questo ambito non influiscono sull’attività dell’azienda.

Geograficamente siete presenti solo in Italia o anche all’estero?

Il nostro quartier generale è in Italia, a Valle di Maddaloni, in provincia di Caserta, ma a breve apriremo anche uno stabilimento in Marocco.

Perché avete deciso di puntare su Caserta? Questioni logistiche? Conoscenza del territorio? O c’è dell’altro che va più a fondo?

Nonostante tutte le difficoltà abbiamo voluto fortemente investire nella terra in cui siamo nati e alla quale siamo legati da sempre perché crediamo in una concreta prospettiva di rilancio. Naturalmente, il fatto di conoscere il territorio ci ha avvantaggiati.

Quali sono i prossimi obiettivi che vi ponete?

Il prossimo obiettivo è quello di diventare partner, dopo il Gruppo Stellantis, anche di altri importanti produttori di auto, quali Renault e Volkswagen-Audi.

Una volta ha detto: “Credo nell’emancipazione del Sud e nelle sue straordinarie capacità, ritengo un dovere sociale puntare alla crescita dell’azienda e creare nuove opportunità per il territorio.” Da dove nasce questa sua personale mission?

Non solo amo la mia terra, ma sono convinta che abbia grandi potenzialità. Non mancano certo le qualità alla nostra comunità. Per crescere, però, è necessario un radicale cambio di mentalità. Basta solisti, è il momento di fare squadra. Solo uniti si vince.

Circa il 40% delle risorse che sono state messe a budget dal Governo con il Recovery Plan sono indirizzate al Sud. I progetti dovrebbero essere diversi a seconda delle sei missioni previste per gli investimenti. Quali i punti di forza e quali quelli di debolezza di quanto programmato e inviato a Bruxelles secondo lei? lei?

Credo che sia di fondamentale importanza la parte dedicata agli investimenti sull’innovazione e sul digitale e alle infrastrutture. L’assoluta priorità per il nostro territorio è quella di ridurre il gap tecnologico e infrastrutturale con il Nord Italia e con il resto d’Europa, puntando ad avvicinarci alle realtà più sviluppate del Continente

Le donne e la governance in azienda e nelle istituzioni. A che punto siamo? C’è stato un progressivo miglioramento dal 2000 ad oggi secondo la sua esperienza?

Senza dubbio un miglioramento c’è stato. Nel 2000, quando sono entrata in azienda, ero una delle pochissime donne presenti nel settore. Ho conosciuto in maniera diretta la diffidenza e il pregiudizio di molti colleghi maschi. L’Italia è tra gli ultimi posti nella classifica di parità di condizioni di genere anche se stiamo migliorando grazie al superamento del problema dell’istruzione non di massa femminile. In questi anni è aumentata sensibilmente la percentuale di laureate in discipline scientifiche e, di conseguenza, c’è stata un’offerta più vasta di figure femminili di conseguenza  molte più donne hanno raggiunto ruoli apicali nelle aziende . Sono stati fatti passi avanti importanti, ora c’è bisogno di un ulteriore scatto in avanti, soprattutto nelle istituzioni.

Il suo impegno in Confindustria. Se dovesse immaginare il ruolo dell’Associazione nel futuro del Paese, come lo vedrebbe?

Confindustria deve tornare a incidere sulle scelte di politica industriale del Paese, assumendo un ruolo di guida, come avveniva ai tempi di Guido Carli. L’Associazione deve ritrovare centralità nella vita socio-economica. Gli imprenditori rappresentano l’Italia che produce e che deve essere protagonista della ripresa.

Come aiutate gli Associati e quali pensa saranno i principali bisogni degli imprenditori casertani nei prossimi quattro anni per i quali l’Associazione potrà essere un punto di riferimento forte?

L’Associazione, così come ha fatto durante il lockdown e, più in generale, durante tutta l’emergenza legata al Covid, deve assistere gli imprenditori, assicurando loro la massima vicinanza, specie nei momenti di difficoltà. E’ fondamentale che tutti gli iscritti si sentano parte di una comunità, di una sorta di famiglia, all’interno della quale ognuno mette a disposizione le proprie competenze e nessuno viene lasciato indietro.

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Vincenzo Lettieri

Scritto da Vincenzo Lettieri

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