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Vincenzo Diana – sei ambulanze e tre ospedali, muore di Coronavirus. L’urlo di dolore della sua famiglia.

VINCENZO DIANA – NOTO IMPRENDITORE DEL CASERTANO MUORE DOPO DIVERSE TELEFONATE FATTE AI SERVIZI SANITARI E DOPO SEI AMBULANZE E QUATTRO OSPEDALI CHE AVEVANO CHIARAMENTE DEFINITO IL CASO DI DIANA COME NON GRAVE. 

I figli di Vincenzo Diana, in particolare Michele, non ci stanno a quanto accaduto al loro padre. È una storia triste, umiliante per la sanità campana – certo in collasso per i tanti casi che si continuano a registrare – ma cosa e quanto si poteva fare di più per salvare la vita di Vincenzo? 

Vincenzo aveva 57 anni, un’attività che gestiva da anni e appena contrae il virus si mette in isolamento domiciliare. Ma Vincenzo è diabetico, è cardiopatico e affetto da un pregresso enfisema polmonare.                                                                                                                                           Real Inside si unisce al dolore dei figli e chiede le loro stesse risposte a quanto accaduto. Politica, medici, sono tenuti a dare una risposta a tanto dolore. Risposte che non saranno mail la giusta rassegnazione per una vita umana che probabilmente poteva essere salvata.  

  • Michele, precisamente, quando inizia il calvario del tuo papà? 

Il calvario del mio papà inizia il 26 ottobre, scopre di essere positivo al Covid-19, aveva fatto il tampone perché aveva inaspettatamente dei brividi di freddo. Avvisiamo il medico di base e scopriamo poi solo contattando il team Covid che non era stata fatta comunicazione all’Asl della positività di mio padre al virus e quindi iniziamo le prime cure tramite una dottoressa amica di famiglia e previo consulto del suo medico di base. Anche essendo monitorato con scrupolosità, dopo tre giorni di febbre, la saturazione inizia a scendere e il team Covid ci consiglia di coadiuvarci con una bombola di ossigeno, iniziamo con una potenza di 6 unità per minuto con saturazione 90/92 e il team Covid in seguito ad emogas e prelievo ematico predispone il ricovero. Da lì inizia l’odissea con il 118 che ignorava completamente quanto predisposto dal team Covid ma anzi riteneva mio padre non necessario di ricovero!

  • Sei ambulanze e tre ospedali. Perché la prima ambulanza dichiarava che i parametri erano normali? 

Tutte le ambulanze chiamate hanno ritenuto di non dover ricoverare mio padre perchè per loro poteva starsene a casa e curarsi a casa! Contrariamente da quanto aveva deciso il team Covid, Va precisato che: mai nessun operatore del 118 ha realmente visitato mio padre, si limitavano a guardarlo dalla cucina mentre lui era in salotto, solo l’ambulanza di lunedì notte (che era stata chiamata dal team Covid e non da noi) ritenne che mio padre fosse da ricoverare. Il medico dell’ambulanza si disse costernato perché in Campania non c’erano posti e il Core (centro che comunica dove sono disponibili i letti) a tratti non rispondeva proprio! Anche quella sera, sebbene fosse la quinta che in quattro giorni si recava a casa, l’ambulanza andó via! Mio padre perdeva di saturazione in maniera progressiva ma per gli operatori del 118 erano sempre giusti. Ne abbiamo sentite davvero di tutte:
– ‘È giusta la saturazione a 90/88/86/84/80‘
– ‘È pericolosa a 60 !’
L’ultimo medico del 118 , sostenne che mio padre non aveva nemmeno la bronchite (quando lui arrivo a casa mio padre aveva la saturazione ad 80 con 15 unita di ossigeno e stava cosi dalla sera prima). Lo stesso mise in atto una vera pressione psicologica, demotivando con fare poco professione il ricovero:
– ‘Non si ricoveri, in ospedale le viene la polmonite (a mio padre era stata diagnosticata 4 giorni prima dal team Covid )e muore
– ‘Resti a casa , che deve andare a fare in ospedale!’
Riusciamo, previo insistenze, a caricarlo in ambulanza e a recarci prima alla clinica di Castel Volturno, poi ad aversa ed infine dopo 6 ore di attesa a Caserta!

  • Come mai il team Covid allerta che Vincenzo deve essere ricoverato e l’ambulanza che viene inviata la notte del 2 novembre alle 3.30, vi dice che non è vero che all’Ospedale Moscati di Aversa c’è un posto libero per tuo padre? 

Ora io non so quale sia la funzione e fin dove possa arrivare la competenza e il ‘potere’ di un team Covid. Lo aveva predisposto e anche programmato, peccato che era mancata un’attività di coordinamento tra loro e il 118 e quella notte ci fu un altro episodio strano… Il medico del 118 in merito al ‘non ricovero’ mi disse che loro avevano le proprie linee guida, mi limitai a rispondere che la MIA LINEA GUIDA ERA CHE MIO PADRE RESPIRASSE, mi fece spallucce!                       Non andrebbero fatte le spallucce quando si parla di una vita umana! Specie in un contesto di emergenza sanitaria.

  • C’è un passaggio in cui il venerdì precedente, il presidente della regione Vincenzo De Luca, dichiara in una diretta che l’Ospedale di Santa Maria Capua Vetere è aperto come reparto Covid ma una volta che arrivate lì… 

Fiduciosi di chi vanta GRANDI SERVIZI e di quanto avevamo appreso, ci recammo alla clinica di Castel Volturno, peccato che nulla era allestito in merito ad una destinazione per Covid -19, ci fu detto che la destinazione sarebbe avvenuta ma al momento dei fatti mancavano dei permessi regionali. Tu capisci la lentezza e la sciatteria in campo sanitario, in un contesto pandemico?!?! Dicevano di gestire, ma stanno solo rattoppando errori, anche in malomodo!

  • Finalmente trovate posto all’Ospedale di Caserta e… cosa succede?

Troviamo un posto all’ospedale di Caserta, dopo sei ore di attesa e tre di spostamento, per cui 9 ore totali, viene ricoverato dopo due giorni in ventilazione c-pap, mio padre lamenta un dolore alla gamba, avvertito il cardiovascolare, facendo un’ecografia si nota un trombo alla via femore e viene operato d’urgenza! Diventa necessario intubare e operare il più presto possibile, l’operazione va anche bene in termini medici ma ormai il quadro clinico era compromesso dai troppo ritardi, dalle negligenze.  Papá non si è mai svegliato da quell’operazione! Tutti i medici, ivi compresi chi lo curava in quel reparto hanno affermato che il tutto è dipeso dal ritardo, mio padre andava ricoverato venerdì 30 ottobre, ci siamo riusciti solo nella notte tra il 3/4 novembre! Lo Trovo disumano, disserviziente, disarmante e anticostituzionale.

Vincenzo non sarà restituito ai suoi figli. A sua moglie. Vincenzo non potrà godersi la gioia di essere nonno, di vedere suo nipote crescere. Sappiamo tutti contro quale mostro stiamo combattendo. Sappiamo anche che è vergognoso non rispondere a questa emergenza che avevamo addirittura predetto in anticipo. La coscienza è sicuramente un dato personale, sappiamo che forse qualcuno ne ha, altri molto meno… la Politica dovrebbe chiedere scusa a questa famiglia a cui ha negato una vita. Perché abbastanza non ha fatto. Perché ha reso persino gli operatori sanitari esseri fallibili dinanzi a numeri enormi che ingoiano forze e lucidità. 

La redazione di Real Inside si unisce al dolore di Michele e di tutta la sua famiglia. 


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