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Cos’è la filosofia

Alcune considerazioni in occasione della Giornata mondiale della filosofia 2020

«La filosofia forma e plasma l’animo, dà ordine alla vita, dirige le azioni, mostra le cose che si debbono e quelle che non si debbono fare, siede al timone e regola la rotta attraverso i pericoli di un mare in tempesta. Senza di lei nessuno può vivere sereno e sicuro» (Seneca, Lettere a Lucilio).

La parola filosofia deriva dal greco philo-sophia che, letteralmente, vuol dire “amore per la sapienza”, espressione che così com’è scritta significa poco o nulla. Secondo lo studioso Pierre Hadot, ogni volta che incontriamo il termine philos, dobbiamo intenderlo come l’atteggiamento di chi fa «coincidere il proprio interesse, il proprio piacere, la propria ragione di vita con una determinata attività […] philo-sophia sarà, dunque, l’interesse che si sviluppa per la sophia».
La philia della filosofia non ha niente a che fare con l’amore, il quale ha sempre come obiettivo l’unificazione, l’assimilazione a qualcosa. Tanto è vero che, come scrive il prof. Tagliapietra in quel gioiello che è il suo Il dono del filosofo, potremmo comprendere meglio il significato di filosofia se traduciamo philia con amicizia. L’amicizia, infatti, «è e rimane duale, conserva in sé la distinzione. L’amicizia, al contrario dell’amore, non vuole avere, ma lascia essere». Perché resta lo scarto, la differenza non colmabile con la sapienza. Anche se la relazione con quest’oltre è per fortuna inseparabile.


Se è difficile trovare una data di inizio della filosofia (è davvero Talete il primo filosofo?), altrettanto complicato è rintracciare le caratteristiche che ci permettano di definire un filosofo. Di certo, almeno a partire da Socrate, così come riportato nei dialoghi platonici, la filosofia ha assunto i tratti che ancora oggi la caratterizzano, innanzitutto, ma non solo, come ricerca della conoscenza. Una ricerca che, se non permette l’acquisizione assoluta della Verità, permette quantomeno al “tecnico” della sapienza di rendere ragione del sapere acquisito – è questa la grande differenza con chi professa ad esempio solo una «retta opinione».


Il filosofo pertanto si affida alle regole intrinseche al solo ragionamento, il quale nasce quasi come re-azione al thauma, ossia il meraviglioso stupore che scuote l’anima all’interrogazione. E rende quelle regole estrinseche. In questo modo avviene la partecipazione del lettore-ascoltatore al suo stesso tremore genetico. Sebbene le sue parole appaiano eccentriche rispetto alla realtà, che pure viene pensata e detta, unica certezza di un pensiero pensante ciò che è, come scriveva Parmenide. Sembra un vero rompicapo, la cui soluzione pare sfuggirci, soltanto perché la comprensione vera è una conquista definitiva che è sempre oltre, lo scarto mai colmabile di cui ho parlato.
In secondo luogo, filosofia è anche un atteggiamento di vita.
Scrive Cambiano in un bel libro, La filosofia in Grecia e a Roma, «… almeno a partire dal IV secolo a.C., la filosofia non fu mai soltanto un complesso di dottrine, un insieme di procedure d’indagine e un arsenale di tecniche argomentative. La filosofia mirò a presentarsi come un modo specifico di vita, un bios distinto da altri». È la tesi del grande Pierre Hadot, secondo il quale la filosofia antica è un modus vivendi, caratterizzata addirittura da una serie di esercizi spirituali.
Chi scrive ritiene che considerazioni analoghe debbano interessare anche la filosofia quale la intendiamo oggi. È davvero impossibile distinguere tra pensiero e comportamento.


Esiste un animus philosophandi che per forza si traduce in azione, quella che venne definita da Karl Jaspers con la felice espressione di “fede filosofica” (che è il titolo anche di un suo libro del 1948). La fede è un atto di coscienza verso la Verità che rimane sempre eccedente, ma che chiede al filosofo di assumersi la responsabilità della testimonianza personale, fino a mettere in rischio l’esistenza effettiva, com’è avvenuto ad esempio con Giordano Bruno. Com’è avvenuto con Socrate. È questa la grande differenza, ad esempio, con chi fa scienza, la cui verità non impegna il singolo, avendo un carattere universale: «La fede è diversa dal sapere. Giordano Bruno credeva, Galilei sapeva» (Fede filosofica). È l’atopia filosofica, la condanna di “essere fuori dal mondo”.
In conclusione, si può considerare la filosofia una disposizione dell’uomo che protesta contro l’esasperazione del nulla e del male, il pungolo che scuote dall’assuefazione del quotidiano banale, e perciò schiavizzante.


La filosofia è la voce che testimonia una direzione, che indica le briciole per seguire un percorso di senso; che invita a prendersi cura di sé, demolendo innanzitutto le false certezze, attraverso la «critica verso se stessi e gli altri» (come diceva Foucault in un corso tenuto a Berkley nel 1983 sul significato di parresia). Al fine di permettere azioni consapevoli.

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